Michel Maffessoli, Icone d’oggi, Sellerio 2009
L’importanza assunta dalle icone nelle quali la vitalità animalesca prevale su un idealismo disincarnato sembra andare di pari passo con la disaffezione verso le grandi figure politiche. Come ha rilevato a suo tempo Guy Hocquenghem, «passare dal colletto alla Mao Tse-tung al Rotary Club» è stato il mediocre destino di molti sessantottini che così hanno messo a frutto il loro know-how rivoluzionario nelle sedi ministeriali, nelle redazioni dei giornali, sulle cattedre universitarie o negli uffici dei consulenti chiamati a sostenere il capitalismo in crisi. Persino il vecchio Karl Marx ha visto la sua effige utilizzata per la pubblicità di un fondo d’investimento: «Capital». La stessa sorte è toccata al basco e al sigaro di Che Guevara, i quali, nel più puro stile situazionista, hanno perduto ogni rapporto con le loro origini rivoluzionarie e servono a ornare posacenere, accendini e altri gadget, denotando una generale irriverenza nei confronti della Lotta finale.